Colosseo

Piazza Venezia

Fori Imperiali

Via Rasella

Vaticano

Ostiense

Altare della Patria

Piazza del Popolo

Castel S. Angelo

Piazza di Spagna

Piazza Colonna

Via Veneto

Tuscolano

Prenestino

Casilino

Nomentano

Campidoglio

Via del Tritone

Villa Torlonia

Viale Manzoni

Porta San Paolo

Quartiere Trieste

 

 

 

 

 

La nascita di questo volume può essere sintetizzata paradossalmente come il risultato di un "errore di valutazione".
Avevo infatti appena terminato, assieme all'amico Mauro Lottici, la stesura del libro "Cassino, Ieri e Oggi" quando mi sono accorto che il numero di pagine era cresciuto a dismisura, rendendo il testo, dato anche il formato scelto, di difficile consultazione.
Da qui la decisione, condivisa con l'Editore, di scorporare i due argomenti (Cassino e Roma) in volumi separati, al fine di rendere più fluida la trattazione e, soprattutto, dare la possibilità al lettore di usarli come vere e proprie "guide al campo di battaglia".
Detto questo, qualcuno si chiederà per quale motivo, io che non sono di Roma, abbia voluto scrivere i fatti di questa città durante i nove mesi che vanno dall'ingresso dei tedeschi nel settembre del 1943 alla liberazione da parte degli alleati nel giugno 1944. Il motivo è molto semplice: amo questa città, la sua gente, i suoi ritmi e gli incantevoli scorci che è capace di regalare a chiunque la visiti ed abbia la sensibilità di ammirarne le bellezze.
Essa ha sempre avuto su di me un fascino irresistibile ed ho sempre sognato di scrivere qualcosa che la riguardasse: questa era l'occasione giusta, intesa come una sorta di tributo personale ad una città che ritengo unica al mondo.
Lo era anche più di sessant'anni fa, quando per le sue vie risuonava, sinistro, il rumore dello stivale nazista e l'aria era pregna di tensione, di paura e di incertezza per il futuro.
Roma reagì all'occupazione scegliendo semplicemente di vivere, di portare avanti la propria esistenza e quella della sua gente nella maniera più indolore possibile, in un misto di fatalismo e apatia, attendendo quei tempi migliori che tutti volevano dopo le sofferenze di una guerra che, in fondo, pochi avevano voluto davvero e nella quale ancor meno avevano creduto.
In quei duri mesi a cavallo tra il '43 ed il '44 i romani subirono le incursioni aeree alleate, la repressione nazista, il razionamento dei viveri, la deportazione del ghetto e tante altre privazioni che ne minarono sensibilmente il morale, ma mai la convinzione che, dopo la tempesta, il sole sarebbe finalmente tornato a splendere sul "cupolone".
Quel sole giunse alla fine della primavera del 1944, sottoforma di volti sorridenti provenienti dall'altra parte dell'oceano.
D'un tratto, prima quasi incredula e poi come un fiume in piena che aveva rotto gli argini, la città sembrò esplodere di gioia, mentre il silenzio del coprifuoco lasciava spazio alle vivaci note delle musiche di Glenn Miller.
Tornarono le sigarette, la cioccolata, il pane fatto con il grano vero.. e quella magica quotidianità fatta di colori e di rumori che riprendevano ad animare via del Corso, piazza di Spagna, piazza Navona, lavando via nel contempo dai muri e dai volti della gente i toni grigi imposti dall'occupazione.
Io non ho vissuto quei momenti, ma se avessi dovuto descriverli lo avrei fatto proprio così.

 

 

Released and designed by M@rcoweb2008® - All rights reserved